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martedì 13 dicembre 2011
XBOX KINECT
Immagino quante cose belle si potrebbe fare in optometria con questo.
lunedì 14 novembre 2011
NORME DI IGIENE VISIVA - Pt4
Il monitor pc
Oggi l’utilizzo del PC rappresenta una necessità non derogabile per molti studenti e lavoratori, senza contare tutti coloro che lo usano per solo diletto. A fronte di una tale diffusione non corrisponde una adeguata conoscenza del modo corretto di utilizzare visivamente questo mezzo. Il monitor deve essere
posizionato frontalmente rispetto alla posizione dell’operatore e con il bordo superiore non più alto della linea degli occhi.
Inoltre deve essere leggermente inclinato indietro e privo di riflessi sulla superficie.
Queste indicazioni nascono dall’esigenza sia di garantire una visione a distanza quando la persona vuole riposare gli occhi (vedi prima) sia di utilizzare in maniera più efficiente la muscolatura oculare. Infatti durante la fissazione da vicino gli occhi tendono ad abbassarsi realizzando una triplice azione:
convergenza, abbassamento, accomodazione.
Se il materiale da guardare non è correttamente posizionato più in basso possono verificarsi due diverse possibilità:
1) Manteniamo la normale posizione del capo ma dobbiamo contrastare la tendenza ad abbassare gli occhi.
Quale porta ad un più rapido affaticamento visivo e spesso a cefalee localizzato in area temporale.
2) Arretriamo leggermente la testa per far sì che gli occhi si posizionino in basso rispetto al capo. Ciò induce però un’alterazione dell’equilibrio posturale, con un maggiore aggravio di lavoro dei muscoli del collo e della schiena. In queste persone sono frequenti dolori nella zona occipito-cervicale.
L’introduzione dei nuovi monitor LCD ha ridotto drasticamente i livelli di radiazioni ultraviolette emesse. È noto da anni che gli UV sono strettamente legati all’evoluzione di alcune patologie degenerative del sistema visivo. Per questo motivo gli schermi protettivi che si utilizzavano per i vecchi monitor a tubo catodico non sono più necessari con gli attuali schermi sottili. Per coloro che
utilizzano ancora i monitor tradizionali occorre precisare che su quelli di più recente produzione è stato
considerevolmente aumentato il livello di protezione interno. Nel caso in cui si voglia comunque utilizzare uno schermo protettivo è opportuno prendere in considerazione i modelli dotati di cavo per scaricare a massa le cariche elettrostatiche, responsabili della ionizzazione delle particelle di polvere ambientale con un conseguente flusso verso il viso dell’operatore della polvere stessa. Si ritiene infatti che questo fenomeno possa essere responsabile oltre che degli arrossamenti oculari anche di alcuni episodi di fastidi respiratori.
Durata del lavoro da vicino
Malgrado tutte le norme su illustrate risulta fondamentale per mantenere l’efficienza visiva, alternare alcuni momenti di rilassamento durante il lavoro da vicino. Ricordiamo che gli occhi sono meno sotto tensione quanto guardano a distanza. Si consiglia quindi di effettuare frequenti interruzioni guardano lontano. È importante anche che ci sia un oggetto o una mira specifica da fissare altrimenti gli occhi, in assenza di un riferimento specifico, tendono a focalizzare ad una distanza intermedia.
giovedì 10 novembre 2011
NORME DI IGIENE VISIVA - Pt3
Le postazioni di lavoro
Per questo motivo sarebbe sempre opportuno posizionare la scrivania in modo tale che, semplicemente alzando gli occhi, la persona possa fissare degli oggetti distanti. Purtroppo spesso questa posizione ideale non può essere realizzata per numerosi motivi pratici sia nella propria abitazione che sul posto di lavoro. In questi casi si consiglia di porre davanti a sé uno specchio di almeno 13x18. In questo modo si ottiene che fissando attraverso lo specchio l’effetto ottico che si ottiene è equivalente a quello di fissare direttamente la parete alle proprie spalle, “sfondando” virtualmente la parete.
Illuminazione
I livelli corretti di illuminazione sono fondamentali per un buon funzionamento della visione. E’ importante fornire una illuminazione concentrata sul piano di lavoro mediante una lampada posta a distanza ravvicinata ed in modo da non formare ombre sul piano. Solitamente è sufficiente una lampada di 40 Watt posta a 50 cm. Sono da preferire le cosiddette lampade a “luce morbida” o a “spettro solare”, in cui rispettivamente sono attenuate le oscillazioni di luminosità dovuta all’alternanza della corrente ed in cui la luce emessa ha uno spettro simile a quello solare.
La luce nella stanza deve essere sempre presente, che sia naturale o artificiale, per evitare di riprodurre un contrasto elevato tra il piano di lettura ed il resto dell’ambiente.
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Posizione nella stanza
Gli occhi effettuano un minore lavoro quando guardano a distanza. Occorre quindi concedere delle pause di riposo agli occhi tanto più frequentemente quanto più forte è l’impegno sostenuto, e questi riposi consistono semplicemente nel guardare a distanze di almeno 3-4 metri.Per questo motivo sarebbe sempre opportuno posizionare la scrivania in modo tale che, semplicemente alzando gli occhi, la persona possa fissare degli oggetti distanti. Purtroppo spesso questa posizione ideale non può essere realizzata per numerosi motivi pratici sia nella propria abitazione che sul posto di lavoro. In questi casi si consiglia di porre davanti a sé uno specchio di almeno 13x18. In questo modo si ottiene che fissando attraverso lo specchio l’effetto ottico che si ottiene è equivalente a quello di fissare direttamente la parete alle proprie spalle, “sfondando” virtualmente la parete.
Illuminazione
I livelli corretti di illuminazione sono fondamentali per un buon funzionamento della visione. E’ importante fornire una illuminazione concentrata sul piano di lavoro mediante una lampada posta a distanza ravvicinata ed in modo da non formare ombre sul piano. Solitamente è sufficiente una lampada di 40 Watt posta a 50 cm. Sono da preferire le cosiddette lampade a “luce morbida” o a “spettro solare”, in cui rispettivamente sono attenuate le oscillazioni di luminosità dovuta all’alternanza della corrente ed in cui la luce emessa ha uno spettro simile a quello solare.
La luce nella stanza deve essere sempre presente, che sia naturale o artificiale, per evitare di riprodurre un contrasto elevato tra il piano di lettura ed il resto dell’ambiente.
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martedì 8 novembre 2011
NORME DI IGIENE VISIVA - Pt2
Piano inclinato
Si consiglia di utilizzare un piano di lettura leggermente inclinato rispetto all’orizzontale, tra i 20° e i
30°. L’ampiezza deve essere tale da consentire l’appoggio comodo delle braccia, in genere risulta sufficiente un piano di circa 40 cm. x 60 cm.
L’utilizzo del piano inclinato risulta tanto più necessario quando vengono utilizzati quaderni di grande formato (i cossiddetti quadernoni) in quanto, proprio per le loro dimensioni, costringono il bambino a piegarsi in avanti per riuscire a leggere e scrivere nella parte alta del foglio, posizione che viene poi mantenuta quando, procedendo nella lettura o nella scrittura, ci si viene a trovare nella parte
inferiore. Il piano inclinato, invece, permette il mantenimento della stessa posizione qualunque sia la zona del quaderno o del libro che stiamo fissando.
Il miglioramento della postura avrà riflessi anche sulla colonna vertebrale, sulla respirazione e sull’affaticamento muscolare.
La superficie del piano deve essere di colore chiaro e non lucida. Avere un piano scuro su cui poggiano libri o quaderni bianchi, produce una zona di alto contrasto di luminosità ai bordi. Questo forte contrasto può rappresentare un elemento di disturbo in quanto può, in un certo senso, “attirare l’attenzione” sui margini del foglio, disturbando il processo di lettura.
I Piedi
E’ importante poggiare correttamente i piedi a terra o su di un piano rialzato. Il collegamento tra la posizione dei piedi e l’affaticamento visivo può non risultare facilmente individuabile. Occorre ricordare che una corretta postura permette un più efficace lavoro al P.P.. Avere i piedi
poggiati a terra fornisce al sistema di controllo della postura una ulteriore informazione sulla posizione dell’individuo nello spazio. Inoltre è documentato che una modifica dell’input proveniente dai piedi può modificare in modo riflesso la posizione del corpo e persino degli occhi.
Studiare seduti sulle proprie gambe, accoccolati in poltrona o con i piedi sospesi può quindi indurre un aumento del carico sul sistema visivo così come una modifica della postura adottata.
venerdì 4 novembre 2011
NORME DI IGIENE VISIVA - Pt1
Una fondamentale importanza nella genesi dei disturbi visivi è rappresentata dalla postura erronea che a volte i bambini assumono durante le loro attività scolastiche a distanza ravvicinata (lettura, scrittura, disegno, ecc.). Queste note vogliono fornire delle minime indicazioni sugli accorgimenti da adottare per ridurre al minimo lo stress visivo indotto da queste attività.
Distanza di lettura
La distanza minima alla quale bisogna porre il libro o il quaderno non deve essere inferiore alla distanza che intercorre tra il gomito e la prima falange del dito medio del bambino. Questa distanza viene detta distanza di Harmon dal nome del ricercatore che per primo ha evidenziato questa
relazione. Quando si utilizza questa distanza per la lettura si ottiene un ottimale equilibrio tra accomodazione e convergenza e si riesce a mantenere una postura corretta della colonna e delLa distanza minima alla quale bisogna porre il libro o il quaderno non deve essere inferiore alla distanza che intercorre tra il gomito e la prima falange del dito medio del bambino. Questa distanza viene detta distanza di Harmon dal nome del ricercatore che per primo ha evidenziato questa
capo. Distanze inferiori richiedono un maggiore sforzo accomodativo ed una maggiore quantità di convergenza che è stato dimostrato essere spesso la causa della progressione miopica. Tuttavia occorre sottolineare come, in realtà, la posizione assunta durante la letto-scrittura non sia un atto
totalmente volontario quanto piuttosto una complessa reazione quasi automatica legata al livello di difficoltà del testo. Si suole dire, cioè, che la distanza di lettura è funzione del carico cognitivo imposto dal materiale su cui si deve operare, quasi (ma non esattamente) come un riflesso tanto che la distanza
abituale di lettura viene generalmente definita come
riflesso visuo-posturale (Revip).
La lettura di un fumetto o di un racconto semplice, che non richiedono particolare attenzione,
viene solitamente effettuata ad una distanza superiore rispetto a quella che a cui ci si pone quando leggiamo testi scolastici.Risulta quindi quasi totalmente inutile ripetere ai bambini di tenersi più lontani quando studiano in quanto dopo essersi allontanati a seguito di un particolare richiamo tendono a riassumere la loro posizione preferenziale appena tornano a concentrarsi sul loro lavoro. Ciò non significa che non sia
possibile ottenere un cambiamento nella postura durante il lavoro da vicino. Qui di seguito verranno elencati alcuni degli accorgimenti più utilizzati per facilitare l’assunzione di una giusta posizione.
giovedì 14 luglio 2011
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giovedì 10 marzo 2011
CORSO TEORICO PRATICO SUL RECETTORE OCULARE
il giorno 16 aprile 2011 a Mottola presso l'Hotel VILLA PETRUSCIO, si terrà l'incontro dal titolo:
CORSO TEORICO PRATICO SULLA VALUTAZIONE DEL RECETTORE OCULARE IN AMBITO POSTURALE.
Relatore del corso il Dott. Francesco Paolo Lenti
Info a : lentistudiooptometrico@gmail.com
il corso è rivolto a tutti coloro che operano nell'ambito dello studio della postura.
CORSO TEORICO PRATICO SULLA VALUTAZIONE DEL RECETTORE OCULARE IN AMBITO POSTURALE.
Relatore del corso il Dott. Francesco Paolo Lenti
Info a : lentistudiooptometrico@gmail.com
il corso è rivolto a tutti coloro che operano nell'ambito dello studio della postura.
mercoledì 8 dicembre 2010
domenica 5 dicembre 2010
ECM NON PIU' OBBLIGATORI PER OTTICI
La Commissione Nazionale per la Formazione Continua in occasione della riunione del 14 luglio u.s., sulla base di uno specifico quesito di una associazione di odontotecnici, ha chiarito che ai sensi del d.lgs 502 del 1992 e della legge 43 del 2006 gli operatori sanitari destinatari dell’obbligo di aggiornamento nel sistema di formazione continua in medicina sono: “le professioni sanitarie”; conseguentemente non sono destinatari dell’obbligo gli operatori afferenti alle arti ausiliarie delle professioni sanitarie (r.d. 31 maggio 1928 n. 1334 artt. 1,11 e 12; l. 19 luglio 1940 n. 1098).
Fonte:Age.na.s. ECM
Fonte:Age.na.s. ECM
domenica 26 settembre 2010
NUOVO INDIRIZZO
Studio Optometrico Dott. Francesco Paolo Lenti
Il Dott. Lenti riceve per appuntamento il martedì, mercoledì,giovedì.
Via Verdi,23
74017 Mottola (Ta)
Tel. 3471195486
NOTA INFORMATIVA:
Lo studio Optometrico del Dott. Francesco Paolo Lenti non svolge attività Medico-Oculistica
domenica 16 maggio 2010
EMMETROPIA E VIZI RIFRATTIVI - Introduzione
Dal punto di vista rifrattivo la condizione dell'occhio viene valutata in base alla necessità di ricorrere ad una correzione ottica, oppure no.
Le valutazioni vengono fatte per l'occhio che guarda lontano, teoricamente all'infinito.
Il fatto che la distanza minima dalla quale sia stato fatto iniziare l'infinito ottico sia stata fissata in 4 metri non è stata suffragata dalla valutazione oftalmica, proprio perché non si trova una corrispondenza soddisfacente nell'atto visivo, essendo la visione un atto così complesso da richiedere l'utilizzo di un certo numero di variabili.
Di certo vi è che, osservando a 4 metri si commette un errore che risulta di 0,25 D, vale a dire l'inverso di 4 metri.
1/4 = 0,25 D
Come tolleranza sembra un po' grossolana o, per lo meno, non applicabile a tutti gli occhi.
Il valore diottrico così trovato indica che un miope di 0,25 D avrà a fuoco sulla retina l'immagine di un oggetto (ad esempio una lettera dell'ottotipo) posto a 4 metri e vedere perciò nitidamente a quella distanza anche se, andando oltre, le immagini degli oggetti inizieranno ad apparire lievemente sfuocate; mentre un emmetrope, per portare a fuoco sulla retina del suo occhio, e perciò vedere nitidamente, l'immagine dello stesso oggetto posto a 4 metri dovrà esercitare uno sforzo accomodativo di 0,25 D.
Appare chiaro come un ipermetrope che già deve neutralizzare la sua ipermetropia per portare a fuoco sulla retina l'immagine di un oggetto posto all'infinito, osservando a 4 metri deve aggiungere un ulteriore sforzo accomodativo.
Successivamente vedremo con maggiori dettagli le varie condizioni rifrattive dell'occhio.
domenica 2 maggio 2010
SCUSATE L'ASSENTEISMO
Cari amici, che seguite il mio blog, scusate l'assenteismo, purtroppo è un periodo pieno di impegni lavorativi, prometto di ritornare molto presto, con nuovi interessanti argomenti che riguardano l'optometria e non solo, pazientate un pò.
Ringraziandovi anticipatamente per l'attenzione che mi riservate, vi saluto cordialmente.
domenica 14 febbraio 2010
CENNI SULLA VISIONE BINOCULARE 3°PARTE - fusione e stereopsi
FUSIONE
La parte sensoriale del potere di fusione è dovuta ad un processo psichico che rinisce in una singola impressione visiva le due immagini di un oggetto che si formano su parti corrispondenti delle retine. Si ha allora una fusione sensoriale.
Il fatto che, anche portando gli assi visuali ad essere paralleli tramite intervento chirurgico, non si ottiene la fusione nemmeno in quei casi di eterotropia prima alternante, ha portato alla ricerca di un centro cerebrale della fusione, il quale sarebbe assente nei casi menzionati. Nessun fatto di ordine fisiologico, o anche patologico, ha potuto convalidare la presenza di un tale centro. Si è potuto dimostrare invece che l'assenza di fusione, anche dopo intervento chirurgico, è determinata da una chirurgia troppo tardiva, giacché operando più precocemente è possibile ottenere, anche se non sempre, la capacità di fusione. La mancanza di potere fusionale va quindi ricercata in un imperfetto sviluppo delle vie di coordinamento cerebrale, conseguentemente alla deviazione oculare.
STEREOPSI
La sensazione di profondità si ottiene sfruttando vari fattori, che possono essere acquisiti con l'esperienza o essere innati. Fra questi fattori possiamo considerare quelli:
L'insieme di tutti questi punti forma nello spazio la cosiddetta area di PANUM, anche se in realtà si tratta di un volume e non di un'area.
L'area di PANUM non ha un'estensione costante; è molto più stretta nella regione del punto fissato che non nelle regioni periferiche.
Le due immagini retiniche sono leggermente dissimili perchè, mentre l'occhio destro vede, maggiormente la parte destra di un oggetto, l'occhio sinistro vede maggiormente quella sinistra. Le due immagini vengono ugualmente fuse, sfruttando l'area di PANUM.
La stereopsi è quindi creata dalla lieve disparità con cui sono osservati gli oggetti purché siano compresi nell'area di PANUM.
La parte sensoriale del potere di fusione è dovuta ad un processo psichico che rinisce in una singola impressione visiva le due immagini di un oggetto che si formano su parti corrispondenti delle retine. Si ha allora una fusione sensoriale.
Il fatto che, anche portando gli assi visuali ad essere paralleli tramite intervento chirurgico, non si ottiene la fusione nemmeno in quei casi di eterotropia prima alternante, ha portato alla ricerca di un centro cerebrale della fusione, il quale sarebbe assente nei casi menzionati. Nessun fatto di ordine fisiologico, o anche patologico, ha potuto convalidare la presenza di un tale centro. Si è potuto dimostrare invece che l'assenza di fusione, anche dopo intervento chirurgico, è determinata da una chirurgia troppo tardiva, giacché operando più precocemente è possibile ottenere, anche se non sempre, la capacità di fusione. La mancanza di potere fusionale va quindi ricercata in un imperfetto sviluppo delle vie di coordinamento cerebrale, conseguentemente alla deviazione oculare.
STEREOPSI
La sensazione di profondità si ottiene sfruttando vari fattori, che possono essere acquisiti con l'esperienza o essere innati. Fra questi fattori possiamo considerare quelli:
- Monoculari, come la grandezza relativa degli oggetti, la prospettiva lineare, il movimento relativo degli oggetti o dell'osservatore che sfrutta la parallasse, luminanza o contrasto diverso, ecc.
- Binoculari, come la parallasse binoculare o stereopsi.
L'insieme di tutti questi punti forma nello spazio la cosiddetta area di PANUM, anche se in realtà si tratta di un volume e non di un'area.
L'area di PANUM non ha un'estensione costante; è molto più stretta nella regione del punto fissato che non nelle regioni periferiche.
Le due immagini retiniche sono leggermente dissimili perchè, mentre l'occhio destro vede, maggiormente la parte destra di un oggetto, l'occhio sinistro vede maggiormente quella sinistra. Le due immagini vengono ugualmente fuse, sfruttando l'area di PANUM.
La stereopsi è quindi creata dalla lieve disparità con cui sono osservati gli oggetti purché siano compresi nell'area di PANUM.
domenica 24 gennaio 2010
CENNI SULLA VISIONE BINOCULARE 2°PARTE - Oroptero/diplopia fisiologica
Quando gli occhi fissano un punto, non solo il punto fissato viene visto singolo, ma anche gli altri punti disposti su una circonferenza posta nello spazio visivo.
Questa circonferenza è detta OROPTERO. Essa è determinata dal punto di fissazione e dai 2 punti nodali degli occhi (fig.1).
In realtà, si constata che l'oroptero varia a seconda della distanza del punto di fissazione dell'osservatore.
Molto spesso si osserva che:
- Per oggetti vicini, si ha un oroptero che presenta la concavità verso l'osservatore.
- Per oggetti più lontani, ad una certa distanza l'oroptero diventa una linea retta.
- Per oggetti lontani, l'oroptero presenta addirittura la convessità verso l'osservatore (fig.2).
tutti i punti situati fuori dall'oroptero sono percepiti doppi perchè le loro immagini si formano sulle due retine in punti non corrispondenti (punti retinici disparati).
L'immagine di un punto in queste condizioni viene proiettata nello spazio in due direzioni diverse, cioè lungo due diverse linee di direzione, dando origine ad una diplopia, detta diplopia fisiologica (fig.3).
La diplopia è omonima se il punto è più lontano dell'oroptero; è invece crociata per un punto più vicino.
Questa diplopia si manifesta sempre durante la visione, per tutti gli ggetti che sono fuori dall'oroptero; tuttavia essa non reca disturbo, e di solito non viene neppure avvertita perchè l'attenzione del soggetto si concentra sull'oggetto fissato e tramite fenomeni di soppressione (che si manifestano soprattutto nell'eventuale occhio non dominante), trascura le immagini degli oggetti visti lateralmente, anche perchè le parti periferiche di retina portano a scarsa acuità visiva.
La diplopia fisiologica si può mettere facilmente in evidenza portando gli indici delle mani davanti agli occhi, verticalmente nel piano mediano della testa e ad una certa distanza l'uno dall'altro (30-40 cm). Se si fissa una delle due dita, l'altra appare doppia; la diplopia è omonima se si fissa il dito più vicino, crociata se si fissa quello più lontano.
Fig. 1 - Rappresentazione del cerchio di Vieth - Muller detto anche Oroptero, essendo infatti l'oroptero il luogo, dei punti oggetto nello spazio, che stimola simultaneamente punti corrispondenti sulle retine dei due occhi, in certe condizioni di fissazione binoculare.
Fig. 2 - Possibili variazioni nella forma, nel piano fronto-parallelo apparente, al variare della distanza di fissazione. Si ricorda che il piano fronto-parallelo è un tipo di oroptero empirico, ed è basato sul criterio che tutti i punti appaiono giacere nel piano fronto-parallelo contenente il punto di fissazione.
Fig. 3 - Rappresentazione schematica del meccanismo della diplopia fisiologica. Se i due occhi accomodano e convergono sulla mira A, le relative immagini si formano sulle macule in a, con conseguente percezione singola della mira. In queste condizioni ciascuna mira posta oltre (C) o davanti (B) di A si avrà la sua immagine sulla retina di ciascun occhio all'interno (cc) o all'esterno (bb) della macula, ne consegue diplopia omonima per C e crociata per B.
CENNI SULLA VISIONE BINOCULARE 1°PARTE - Punti corrispondenti
Un oggetto fissato dai due occhi viene visto singolo anche se sulla retina di ciascun occhio si forma un’immagine separata e indipendente da quella dell’altro occhio.
Questo fenomeno si dice fusione delle immagini.
In visione monoculare sappiamo che, se un oggetto (punto raggiante) viene fissato, la sua immagine, per un occhio normale, viene a formarsi sulla fovea.
Se un altro oggetto (punto raggiante) viene posto, ad esempio, a sinistra del precedente, la sua immagine viene a formarsi in un punto situato a destra della fovea.
Lo stesso fenomeno avviene in visione binoculare. Un oggetto (punto raggiante) posto a sinistra, nel campo della visione binoculare, forma la sua immagine su una parte tempiale dell’occhio destro e una parte nasale di quello sinistro e viene percepito come un punto singolo localizzato nella parte sinistra del campo della visione binoculare.
Si può quindi dire che ogni impressione visiva è associata a una determinata direzione nello spazio visivo, direzione che è data dalla retta congiungente l’elemento retinico stimolato con il punto nodale dell’occhio corrispondente (legge dell’identica direzione visiva di HERING).
L’oggetto (punto raggiante) viene percepito come un unico punto anche se, in visione binoculare, da origine a 2 immagini, perché ad ogni piccolissima zona della retina di un occhio, ne esiste un’altra nella retina dell’altro occhio che ha la stessa direzione visiva della prima.
Queste zone retiniche, che hanno una comune direzione visiva, sono dette elementi o punti retinici corrispondenti.
Le foveole sono punti retinici corrispondenti e vengono detti punti corrispondenti principali. Tutti gli altri punti corrispondenti sono equidistanti dalle 2 foveole e sono detti punti corrispondenti secondari e danno origine alla stessa direzione soggettiva.
L’esistenza dei punti retinici corrispondenti costituisce la base della visione binoculare.
sabato 16 gennaio 2010
ACUITA' VISIVA
L'acuità visiva è una funzione molto complessa che consiste:
- il minimo visibile.
- il minimo separabile.
- il minimo risolvibile (l'acuità comunemente intesa).
Il minimo visibile consiste nella capacità di cogliere la presenza o meno di uno stimolo visivo.
Il suo valore di soglia è solo 1 sec. d'arco.
il minimo separabile riguarda il giudizio sulla localizzazione in una mira visiva di un elemento rispetto ad un altro.
La soglia del minimo separabile è stimata in soggetti normali in solo 2-10 sec. d'arco.
Il minimo risolvibile è definito anche come "acuità visiva comune", cioè la capacità, di determinare la presenza o di distinguere tra più di un carattere identificante una mira visiva.
La soglia del minimo risolvibile va da 30 sec. a 1 min. di arco.
Quando si esamina l'acuità visiva con le lettere di Snellen o mediante ottotipi con numeri, con figure, anelli di Landolt o con le E per analfabeti, si chiede al paziente di dire il nome degli oggetti test o di specificare un particolare critico di essi.
Questi test sono disegnati per presentare un oggetto o una serie di oggetti con una dimensione critica di 1 min. di arco quando sono visti a una distanza standard (6 metri).
Pazienti che non sono in grado di riconoscere questi oggetti alla distanza standard vengono esaminati adoperando oggetti progressivamente più grandi, con una dimensione critica di 1 min. di arco a distanze superiori (per esempio a 12m., a 15m., o 60m.).
Si dice quindi che un occhio con visione inferiore a quella standard ha una visione di 6/12, 6/15 o 6/60.
Molti soggetti hanno una visione superiore a quella standard in almeno un occhio, per esempio una visione di 6/4.5 o 6/3, che sta ad indicare che essi sono in grado di riconoscere oggetti che alla distanza standard hanno dimensioni critiche inferiori a 1 min. di arco.
Quindi non è opportuno definire normale una visione di 6/6, ma piuttosto come visione standard.
Inoltre, il riconoscimento migliora quando il soggetto può usare entrambe gli occhi.
L'acuità visiva binoculare, così come è determinata con i test clinici, è migliore dell'acuità visiva monoculare.
Le ragioni di ciò sono complesse e non molto chiare.
Il compito del riconoscimento è molto complesso e senza dubbio comprende la risoluzione e la localizzazione, senza le quali non ci potrebbe essere alcun riconoscimento.
domenica 13 dicembre 2009
CONSIDERAZIONI SULL'ESAME DELLA VISTA
Un esame della funzione visiva consiste spesso nel dover selezionare, quale potenza sferica o cilindrica sia necessaria a neutralizzare il vizio rifrattivo dell'occhio. Una variazione alla giusta correzione trovata con mezzi oggettivi, è apportata solo quando, ricorrendo all'esame dell'acuità visiva, si trova che essa può essere migliorata ricorrendo a lenti diverse da quelle previste.
Un esame soggettivo può essere più o meno efficace a seconda della maniera in cui esso è eseguito e dalle possibilità di ottenere le informazioni desiderate.
Le lenti che si prescrivono servono per migliorare la visione o per renderla meno disturbante o entrambe le cose insieme.
Generalmente i vizi rifrattivi di grado elevato non provocano i disturbi che invece si riscontrano in quelli lievi e medi.
A tal proposito non dobbiamo dimenticare che la non esatta correzione di un vizio rifrattivo elevato, pone nella condizione simile a quella di un vizio rifrattivo debole non corretto.
Per poter capire i disturbi del paziente quali mal di testa, visione sfuocata, impossibilità a leggere senza fatica, ecc., è necessario conoscere se ha già portato occhiali, a quanto tempo prima risale l'ultimo esame della vista. Tutti gli esami oggettivi devono essere eseguiti prima di quelli soggettivi.
Si può fare eccezione per l'esame del visus da eseguirsi con le diverse attrezzature; non va comunque dimenticato che, se il paziente è ametrope, evidentemente per scoprire l'ametropia saranno necessari gli esami oggettivi ed un modico abbagliamento sarà necessario; se poi si dovrà ricercare soggettivamente il visus per controllare la correzione trovata, ci si comporterà come se l'esame oggettivo avesse preceduto in toto quello soggettivo. Le informazioni ottenute dall'esame oggettivo: oftalmometria, schiascopia, ecc., riducono notevolmente il tempo dell'esame soggettivo; quest'ultimo ha i suoi notevoli meriti, ma da esso si deve solo ricavare la decisione finale per la prescrizione delle lenti necessarie.
domenica 6 dicembre 2009
LO SVILUPPO DEL SISTEMA VISIVO
Dalle ricerche effettuate nel campo della fisiologia, è stato dimostrato che le diverse funzioni visive si sviluppano in momenti diversi.
L'acuità visiva è di circa 2/10 a sei mesi e di 10/10 a circa due anni.
La sensibilità al contrasto per le frequenze spaziali più basse e la percezione del movimento si sviluppano a partire dai 3 mesi di età e maturano dopo i 6 mesi.
Se la fusione e la stereopsi si sono sviluppate normalmente, l'allineamento stabile degli assi visivi è presente già a 4 mesi.
La fusione è il meccanismo che mantiene gli occhi correttamente allineati; il risultato funzionale che ne consegue è rappresentato dalla stereopsi.
Non è stata ancora definita la durata del periodo critico durante il quale la fusione e la stereopsi possono svilupparsi, modificarsi o perdersi.
In ogni caso la stereopsi già presente dai 4 ai 6 mesi di età.
Alla nascita è presente una preferenza per i movimenti oculari diretti nel settore nasale, dimostrata dal test del nistagmo optocinetico.Nei bambini normali, questo fenomeno scompare fra i 4 e i 6 mesi, cioè nello stesso periodo in cui si sviluppa la stereopsi e matura la capacità del sistema visivo di risoluzione al contrasto.Il nistagmo optocinetico rimane asimmetrico nei bambini affetti da strabismo o che sono destinati a svilupparlo; inoltre, persiste nei soggetti in cui lo strabismo congenito non viene trattato e negli adulti in caso di stereocecità.
L'acuità visiva è di circa 2/10 a sei mesi e di 10/10 a circa due anni.
La sensibilità al contrasto per le frequenze spaziali più basse e la percezione del movimento si sviluppano a partire dai 3 mesi di età e maturano dopo i 6 mesi.
Se la fusione e la stereopsi si sono sviluppate normalmente, l'allineamento stabile degli assi visivi è presente già a 4 mesi.
La fusione è il meccanismo che mantiene gli occhi correttamente allineati; il risultato funzionale che ne consegue è rappresentato dalla stereopsi.
Non è stata ancora definita la durata del periodo critico durante il quale la fusione e la stereopsi possono svilupparsi, modificarsi o perdersi.
In ogni caso la stereopsi già presente dai 4 ai 6 mesi di età.
Alla nascita è presente una preferenza per i movimenti oculari diretti nel settore nasale, dimostrata dal test del nistagmo optocinetico.Nei bambini normali, questo fenomeno scompare fra i 4 e i 6 mesi, cioè nello stesso periodo in cui si sviluppa la stereopsi e matura la capacità del sistema visivo di risoluzione al contrasto.Il nistagmo optocinetico rimane asimmetrico nei bambini affetti da strabismo o che sono destinati a svilupparlo; inoltre, persiste nei soggetti in cui lo strabismo congenito non viene trattato e negli adulti in caso di stereocecità.
giovedì 26 novembre 2009
NUOVA PUBBLICAZIONE DEL PROF. VILLANI
E' disponibile l'ultima pubblicazione del Professor Sergio Villani, dal titolo"GLI OCCHIALI DA SOLE e i loro perchè" scritto con la collaborazione dei miei carissimi amici e colleghi Paco Manes e Gherardo Villani.Per l'acquisto rivolgersi all'ISTITUTO POLITECNICO KEPLERO di TERMOLI (CB),
tel. 0875-85410 o consultare direttamente il sito http://www.istitutopolitecnico.it/domenica 8 novembre 2009
ILLUSIONI OTTICHE: A INGANNARE E' IL CERVELLO NON GLI OCCHI
Svelato il trucco del celebre effetto ottico del 'L'Enigma', disegnato dall'illusionista Isia Leviant nel 1984. Quante volte abbiamo fissato quell'insieme particolare di figure geometriche e poco dopo abbiamo cominciato a vedere muoversi il disegno? Gli scienziati la chiamano illusione ottica, ma solo ora si e' riusciti a comprendere meglio da cosa e da chi dipende: l'illusione del movimento e' dovuta a impercettibili e involonatri moti del bulbo oculare e, quindi, non dal nostro cervello. A scoprirlo e' stato un gruppo di ricercatori del Barrow Neurological Institute dell'Arizona (Usa) in uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno registrato e analizzato i movimenti oculari compiuti dagli occhi di tre persone mentre fissavano il noto disegno di Leviant. I volontari dovevano premere un bottone quando l'effetto ottico sembrava diminuire o interrompersi, e lasciarlo quando invece il movimento apparente del disegno sembrava essere piu' veloce.I ricercatori hanno cosi' trovato che l'illusione ottica viene percepita maggiormente quando le microsaccadi hanno un ritmo piu' veloce, mentre diminuisce o svanisce quando i movimenti rallentano o sono assenti. Lo studio ha quindi definitivamente confutato lele teorie precedenti, secondo cui il cervello sarebbe stato il solo responsabile delle illusioni ottiche.
Fonte: AGI News On
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